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Column of Marcus Aurelius

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The Column of Marcus Aurelius (Latin: Columna Centenaria Divorum Marci et Faustinae, Ital. The Colonna di Marco Aurelio is a Doric column located in Rome's Piazza Colonna, named after it. Piazza Colonna). Built between 176 and 192 to commemorate the Marcomanian War of Marcus Aurelius, it was based on Trajan's column.

The height of the column is 29.6 m, its pedestal is 10 m. The total height of the monument was 41.95 m, but 3 meters of its base after the restoration of 1589 were below the surface of the earth. According to various sources, the shaft of the column consists of 27 or 28 blocks of Karar marble with a diameter of 3.7 meters. Like Trajan's column, it is hollow, inside there is a spiral staircase with 190-200 steps leading to the top, where in ancient times a sculpture of Marcus Aurelius was installed. The stairwell is illuminated through small slits.

The relief of the column of Marcus Aurelius differs markedly from the relief of Trajan's column by its greater expressiveness. The play of light and shadow is much more pronounced on it, since the stone carving is deeper, the heads of figures are slightly enlarged to more accurately convey facial expressions. At the same time, there is a decrease in the level of elaboration of details of weapons and clothing.

Column of Marcus Aurelius - the Marcomanian War

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Scena I: Case, palizzata e corpi di guardia lungo il Danubio

Lungo le rive del Danubio, sul lato esterno di una palizzata che forse chiude il porto di Carnunto, si allineano quattro case. La prima, la seconda e la quarta presentano struttura romana: due sono costruite in pietra, in opera quadrata di tipo isodomo, e coperte da tetti a doppio spiovente di tegole. Essendo al di fuori della palizzata, le case seconda, terza e quarta sono circondate a loro volta da recinti difensivi costituiti, per le case di tipo romano, da pali appuntiti del tutto simili a quelli del limes. La porta socchiusa del recinto della seconda casa ha un picchiotto a forma di testa leonina. Diversa invece la struttura della terza e del relativo recinto. È di tipo indigeno, rivestita, pare, da strati di canne anche nel tetto a doppio spiovente, e a pianta quadrangolare; il recinto è costituito da pali distanziati tra loro e uniti da traverse orizzontale, e le finestre sono simili a quelle delle case di tipo romano, mentre la porta ad arco è del tipo indigeno, solito nelle case di tal genere raffigurate sulla Colonna.

Alle case seguono accumuli di legname e di canne e fieno raccolti intorno a un palo centrale usati per le segnalazioni a distanza, e tre corpi di guardia con accanto le sentinelle romane rivolte verso il fiume, armate nella destra di lancia, poggiata a terra, e nella sinistra di scudo. I corpi di guardia sono protetti da palizzate muniti di galleria di vedetta, e, dalla finestra di una di queste sporge una stanga creduta dal Petersen un fanale.

Scena II. Traffico fluviale a Carnunto

Sulle sponde del Danubio è un villaggio, Carnunto, il quartier generale dell'imperatore. Sulla banchina del piccolo porto fluviale si ammucchiano botti e forse casse; tre barche colme sono presso alla riva, e in due di esse, la prima e la terza, due soldati romani scaricano o caricano botti.

Una palizzata circonda anche qui l'abitato, che sorprende per i begli edifici: una costruzione con porticato a colonne e pilastri, case costruite in opera quadrata e in cui si aprono numerose finestre, un edificio a due piani. Un albero sorge davanti a uno di essi e cipressi ornano il cortile di un altro, forse non casa privata ma santuario.

Scena III. I Romani passano il Danubio

In una grotta sorge dalle onde del fiume la personificazione del Danubio, barbato e del quale appare solo la parte superiore vista di dorso, ma immaginato evidentemente sdraiato, secondo lo schema iconografico comune alle divinità fluviali; il dio, dall'espressione benigna, con la destra distesa invita l'esercito romano a passare il fiume.

Il passaggio avviene su un ponte stabile, come indicano i due archi che si innalzano all'estremità, sorretto da nove barche e con parapetto. La retroguardia della colonna, in marcia su tre file, è formata da legionari con lorica segmentata sulla tunica, taluni anche con pteryges ed elmi sormontati da pennacchio, gli scudi ovali, lancia e spada appesa sul fianco destro al cingulum. Al centro è l'imperatore (il cui volto è molto danneggiato) vestito di corazza e paludamento, che tiene la lancia nella sinistra abbassata. Al suo fianco sono due ufficiali, di cui uno forse è Pompeiano, genero di Marco Aurelio, e l'altro, irriconoscibile, non ha corazza ma tiene con la destra la lancia.

Il cavallo dell'imperatore, bardato e con ricca sella, è condotto per le redini da una delle tre guardie del corpo che lo seguono. Una di queste veste la lorica hamata (corazza a maglia) e l'altra, che porta anche uno scudo vale, la lorica squamata (corazza a squame); della terza la corazza non è visibile perché è coperta dal cavallo. Tutte e tre hanno elmo con anello di sospensione, portano una specie di sagum e sono armati di lancia. Aprono la marcia altri legionari, due cornicini con corazza a maglia e pelle ferina sul capo, una guardia con corazza a maglia, calzoni e sagum (?), la quale conduce per le redini un cavallo, e un vessillifero, anch'esso con corazza a maglia e il capo coperto dalla pelle ferina.

Il Danubio fu passato per la prima volta dai Romani nel 172 per l'offensiva sul suolo nemico. Secondo il Domaszewski il passaggio dei Romani avvenne a Carnunto (oggi Petronell), secondo lo Gnirs invece a Bratislava (già Presburgo).